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Anno 551 d.C. L'armata di Narsete

Il generale bizantino prima di partire da Costantinopoli, cura ogni particolare, prepara accuratamente la flotta, sceglie personalmente i propri reparti, mette insieme circa 30-40.000 fra effettivi e riserve, uomini capaci, non bada a spese nel prendere e convincere i migliori comandanti a seguirlo. Cura l'equipaggiamento, le armi le fa fare nuove, le navi leggere e veloci, non risparmia in quelle che dovranno servire di appoggio per i rifornimenti in caso di un improvviso assedio; invia alcuni funzionari in Italia per preparare dei partigiani in ogni angolo, fa prendere accordi con la laguna veneta per procurarsi sul posto (che lui già conosce) ogni tipo di barche leggere che allora si usavano e quasi assomigliavano alle grandi gondole di oggi. Vuole dai suoi uomini del controspionaggio una relazione, piuttosto dettagliata del territorio italiano, quegli spostamenti alle volte improvvisi che fa TOTILA, le forze che possiede, le città che sono a lui di appoggio e quelle dove invece i bizantini possono contare su una seria collaborazione. Narsete non lascia nulla al caso; tutto deve essere preventivamente definito con la massima precisione e col massimo scrupolo.  Prende accordi anche con i Longobardi in Pannonia per farseli alleati e farli partecipare; questi stanno al gioco, poi -accordando tale appoggio- si vedrà, forse pensano. Del resto fino adesso hanno sempre visto solo fallimenti nell'esercito bizantino, non credono molto nel loro successo, e hanno quindi anche un po' di rispetto verso TOTILA che non ha perso una sola battaglia. Domina dal Friuli alla Sicilia senza aver subito nemmeno un rovescio. Il Goto intanto lascia la Sicilia, si dirige sulla Sardegna, sulla Corsica, le conquista entrambe senza colpo ferire; poi si riporta sull'Italia, sbarcando nei pressi di Livorno. 

Qui subito gli viene segnalato lo sbarco di un generale bizantino su Ancona, dalla parte del mare, l'unica ancora accessibile ai bizantini; vi fanno approdare alcuni reparti al comando di GIOVANNI. Forse una manovra diversiva di NARSETE che sta invece risalendo la Jugoslavia per portarsi verso Trieste. TOTILA ancora una volta disponibile, chiede la pace a Costantinopoli, ma non ottiene neppure una risposta. Giustiniano nonostante abbia dato consistenti forze e mezzi a Narsete, ha lasciato poi in mano a lui il compito di gestire questa guerra. Lui è invece impegnato ad occuparsi di questioni religiose. 

Il suo editto sui \"Tre Capitoli\" viene applicato dalla chiesa Orientale, e alle rimostranze del solito VIGILIO, lui ordina di arrestarlo. Il papa arroccandosi dentro S. Pietro a Costantinopoli, gli scaglia anatemi. Giustiniano depone il patriarca di Cesarea e condanna tutti quelli che non applicheranno l'editto. Vigilio non demorde, lancia anatemi contro l'imperatore, che forse pensa anche di ucciderlo. Si salva a stento fuggendo nottetempo  rifugiandosi a Calcedonia, dove però  si ammalerà gravemente.